L'arte della tessitura e le favolose sete di San Leucio

"Pensai allora di rendere quella popolazione utile allo Stato e alle famiglie: utile allo Stato, introducendo una manifattura di sete grezze, operando in seguito, in modo da portarla alla migliore perfezione possibile, tale da poter col tempo servire da modello ad altre più grandi..."

I Borbone già nel 1735 a Messina, fecero stampare il manuale de "Le Regole" sulla trattura, la filatura e perfino la negoziazione e commercializzazione delle stoffe. Per incentivare la produzione serica del Regno delle due Sicilie, vennero vietate le importazioni di tessuti in seta ed ambasciatori, consiglieri e ministri per conto del Re viaggiavano l'Europa alla continua ricerca di innovazioni tecniche e disegni pregiati da adottare nelle Real Fabbriche.

La seta come mezzo per la rinascita economica del Mezzogiorno

L’interesse di Ferdinando IV nei confronti della seta prende le mosse dalle considerazioni dei teorici illuministi che, nei loro propositi di riforma globale, avevano già da tempo individuato nello sviluppo delle attività legate alla seta uno dei più efficaci mezzi per la rinascita economica del Mezzogiorno e, nel protezionismo delle Manifatture Reali, la condizione necessaria alla riuscita dell’impresa. Con questi scopi, fin dagli inizi del regno di Carlo III, l’amministrazione borbonica aveva tentato di far fronte alla precaria situazione di decadenza della produzione serica: questa, secondo le tesi degli economisti dell’epoca, era causata dal pesante sistema daziario, dall’immobilismo derivante dai numerosi monopoli e dalle corporazioni, e dalla mancanza di adeguate scuole per l’avviamento professionale; ma la serie di provvedimenti emanati non aveva avuto l’esito e la portata sperati.

La nascita delle grandi Manifatture Reali

Sotto il regno di Ferdinando IV, l’attuazione del complesso programma di riforme diventa invece via via più concreta e gli interventi in questo senso si moltiplicano fino alla svolta del 1780, quando quasi contemporaneamente vengono avviate le scuole e le manifatture di San Leucio, del Carminiello, della Purità, di San Giuseppe a Chiaia e di S.Egidio a Napoli, di Reggio e Villa San Giovanni in Calabria, seguite da quelle di Portici e del Real Albergo de’ Poveri nella capitale e da altre nei maggiori centri del Regno. Parallelamente, si assiste alla graduale introduzione delle nuove macchine che dovevano portare al rivoluzionamento degli antichi metodi di lavorazione, alla sperimentazione di nuove tecniche e alla formazione di maestranze specializzate.

Fra tutte le Manifatture Reali, quella che gode dei maggiori privilegi e delle continue cure da parte di Ferdinando IV, è proprio San Leucio. Dopo aver considerato il sito come la migliore delle sue riserve di caccia ed averne fatto la propria residenza elettiva e rifugio prediletto, il re ne fa la punta avanzata della sua politica industriale; vi impianta la propria azienda privata intervenendo, più che da monarca illuminato, da vero e proprio imprenditore, con un interessamento personale che va ben oltre i normali compiti e doveri di un regnante.